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Mariah,
You and I
(domenica 18 marzo 2007)

Salve
a tutti, cari lambs! Sono di nuovo qua per farvi entrare
nel fantastico mondo live di Mariah, e questa volta
per parlarvi di una sua performance davvero speciale,
visto che non si tratta di una delle tante canzoni
scritte da Mimi, bensì di una cover di un pezzo
davvero superlativo dell'incredibile Stevie Wonder:
YOU AND I.
Trattasi di una struggente ballata che la nostra Mariah
certo non poteva lasciarsi sfuggire; infatti l'ha
"acchiappata", se l'è tenuta ben
stretta e ne ha fatta una versione molto intima, con
un pizzico di stile "careyano", in occasione
del tributo a mister Wonder al "BET Walk of fame",
nell'ormai lontano 2001.
Un giovanissimo Justin Timberlake ha l'onore di presentare
sul palco "the number one selling female artist
of all time", ed entra una Mariah Carey in perfetta
forma, elegantissima, di nero vestita e visibilmente
emozionata per quello che dirà al grande Stevie,
il suo mito di sempre, il suo grande ispiratore, secondo
lei "la più bella anima che esista al
mondo", parole sue; lo ringrazia, gli confida
il suo grande affetto per lui e, dopo un breve applauso
che fa da cornice al primo piano di un orgoglioso
Stevie Wonder, con un cenno della testa Mariah fa
partire la musica.
Inizia subito la strofa, dopo le poche note di introduzione
di un pianoforte, e ci si accorge subito che la tonalità
del pezzo è insolitamente bassa per la voce
di Mariah; ma questo, a dir la verità, è
un problema forse per noi, che non siamo abituati
a sentir cantare così la nostra beniamina,
e ci "fa strano" ascoltare quelle "note
da baritono" che infarciscono buona parte della
canzone. E' vero, non c'eravamo abituati, ma alle
cose belle, si sa, si fa presto a farci l'abitudine;
e questo è uno di quei casi; splendida la frase
"we can conquer the world", dove la nota
finale, davvero molto bassa, è sostenuta per
un po' di tempo in modo pressocchè perfetto,
senza fatica e senza troppo "sfiatamento"
(che nelle note basse è davvero una cosa fuori
luogo, molto brutta da sentire); chiude questa prima
strofe la ripetizione, per ben tre volte, di "you
and I": e qui non ci sono parole sufficientemente
adatte, credo, per esprimere la dolcezza e l'intimità
di questo momento, arricchite da un susseguirsi incessante
di modulazioni vocali che incantano le decine di volti
attenti in platea; è una voce calda, morbida,
levigata eppure velata, dolce eppure sensuale, fragile
eppure così intensa
Quando inizia la seconda strofa, sarà pure
l'incedere della batteria che adesso decide di sostenere
il piano e i coristi, fatto sta che si ha la sensazione
che qualcosa stia per cambiare, e così è:
l'intensità del timbro vocale aumenta decisamente,
nonostante le ancor numerose note basse da portare
a compimento, sempre ineccepibili, finché si
arriva ad un punto di svolta, dato dal famoso "pizzico
di stile careyano" di cui vi parlavo prima: un
bellissimo whistle tutto pieno di ghirigori che dà
lo slancio per una serie di modulazioni in voce piena
in tonalità medio alta che portano sfogo alla
canzone. Mariah è giunta al finale, ma vuole
metterci tutta se stessa e far colpo su Stevie Wonder
che l'ascolta soddisfatto in prima fila; il coro di
voci che accompagnano la vocalist è davvero
strepitoso e creano un'atmosfera quasi gospel; cresce
la tensione all'interno del pezzo, il "bisogno"
di arrivare ad un qualcosa di veramente inusitato
e inaspettato; e ci siamo, e anche Stevie l'ha capito,
poiché, inquadrato in lontananza dalla telecamera,
lo vediamo già applaudire, immensamente grato,
probabilmente, di aver potuto sentire la cover di
uno dei suoi brani così ben fatta e personalizzata
nel modo più intimo e delicato da una impeccabile
Mariah.
Così, nell'impetuoso e conturbante vortice
di modulazioni vocali che portano a termine il pezzo,e
che servono tra l'altro soltanto per ripetere più
e più volte la semplice frase "You and
I", ci perdiamo tutti, commossi, incantati da
una voce senza tempo.
COMMENTA
"If
it's over" da 10 e lode
(venerdi 09 febbraio 2007)
A
tutti voi
bentornati nella mia rubrica!!! Pronti
per entrare nel meraviglioso mondo live di Miss Carey?
Benone, perché stavolta cercherò di
parlarvi quanto meglio posso di due performances mariahane
d.o.c., entrambe dello stesso pezzo, la splendida
IF IT'S OVER, per me il più bello in assoluto
tra gli strepitosi singoli tratti da "Emotions",
il secondo successo discografico di Mariah. Già
ascoltare la versione originale del cd rende l'idea
delle straordinarie doti vocali di cui questa ragazza
di appena 21 anni è capace; è uno di
quei pezzi che senti e dici: "sì, vabbè,
ma dal vivo non ce la fa
" ed è quello
che ho detto anch'io (lo ammetto
scetticissima!)
dopo che ho ascoltato per la prima volta questa canzone.
Ma credetemi, vedere, e ascoltare, anche una soltanto
delle esibizioni di cui sto per raccontarvi, cambia
le carte in gioco. Vediamo come.
Inizio col parlarvi del live ai Grammy Awards del
1992, una delle interpretazioni migliori di questa
canzone. C'è da dire che questa è una
performance ridotta, nel senso che Mimi canta una
versione abbreviata del pezzo, così come accade
nel live unplugged per MTV, un'altra strepitosa esibizione
di questa song, di cui però, ahimè,
non vi parlerò in questa sede, soprattutto
per non dilungarmi troppo
ma ve l'ho citata volentieri
così
potete andare a curiosare ;-)
Ai Grammy's lo scenario è quantomeno superbo:
il rosso prevale sullo sfondo del palco, creando la
tipica atmosfera soul -blues necessaria al pezzo.
I coristi sono tantissimi (una trentina?!), disposti
uno di fianco all'altro, su una sorta di scala che
fa da corona al palco (ricordate il live di "When
you believe" alla cerimonia degli Oscar?? Una
cosa del tutto simile a quella
), al centro del
quale è posizionata l'asta con l' "ambito"
microfono. Si sentono le prime note morbide di IF
IT'S OVER e, con l'eleganza di un abito lungo nero
con tanto di vertiginoso spacco laterale, entra una
disinvolta Mariah, con un lembo dello strascico in
mano; l'entrata in scena sarebbe forse dovuta apparire
più "felpata", "morbida",
magari con una Mariah "ancheggiante" e "felina"
nel muoversi, invece la cantante si dirige frettolosamente
verso il microfono, forse in leggero ritardo da dietro
le quinte, e comunque appena in tempo per arricchire
l'introduzione della canzone con qualcuno dei suoi
blasonati "ricamini" vocali. Lascia finalmente
cadere l'orlo dell'abito, e inizia, come è
suo solito fare, a gesticolare, quasi ad accompagnare
il ritmo del pezzo. Arriva il primo piano della telecamera
e scopriamo una Mariah estremamente curata in questo
suo nuovo e raffinato "look alla Grammy awards",
con tanto di parure
diciamo di diamanti
(credo
se li potesse già permettere!!!) che sottolinea
e mette in risalto la riccia chioma fluente; ma stavolta
dà l'impressione di essere stranamente seria,
composta, probabilmente perchè tesa e concentrata
in questa sua performance di primo piano; poi per
un attimo sembra a sua volta accorgersi del fatto
che abbiamo "sgamato" questa sua "apprensione
da Grammy's", e forse ecco perché ad un
certo punto, inaspettatamente, ci fa cambiare idea
con il più genuino dei suoi sorrisi; no, Mariah
non è affatto intimidita dalla situazione:
le due strofe iniziali sono belle, curate e precise:
sembra un ottimo trampolino di lancio per la potenza
vocale che servirà tra poco, nella parte finale
Purtroppo, come già spiegato, questa arriva
presto, poiché non viene eseguita l'altra strofa
dopo il primo ritornello; chissà poi perché,
dato che Mariah è in ottime condizioni vocali,
e ce lo conferma proprio al termine del pezzo, dove
sembra prendere ancora più sicurezza delle
sue potenzialità: esce fuori tutta la sua grinta
nell'estrema potenza della sua voce, mentre il coro
esplode in miliardi di brividi per tutti. Mariah ormai
è lanciata, non la ferma più nessuno,
può fare di tutto con la voce
e sicuramente
anche lei l'ha capito, perché, giusto per farci
vedere che nel cd è davvero lei che canta,
senza ausili tecnologici o chissà che altro,
ci ripropone, nel crescendo vocale, lo stesso whistle
che ci aveva strabiliato nell'album version e che
le altre volte dal vivo ovvierà con un qualche
gorgheggio in voce piena (con questo aggettivo intendo
riferirmi alla cosiddetta "voce in maschera",
ovvero portata avanti in tutta la sua pienezza, e
non fatta filtrare, come invece in questo caso, attraverso
il caratteristico "fischio" o "sibilo"
di cui Mimi è capace). Manco a dirlo, ma il
finale è davvero un trionfo
quella voce
sembra non esaurirsi mai, e nessuno vorrebbe che quei
"ghirigori" vocali finissero o che lei se
ne andasse dal palco
ma la canzone arriva a conclusione,
Mariah sorride soddisfatta, con un'espressione della
serie "1 a 0, palla al centro" e noi abbiamo
ancora le orecchie che "fischiano" (ma nel
senso buono e piacevole del termine) per la delizia
di quei passaggi vocali, per la maestosità
del coro imponente dietro di lei, nonchè per
l'estrema bellezza della canzone.
Mi ricordo come se fosse ieri invece la prima volta
in cui ho avuto occasione di vedere, grazie a Internet
e all'ADSL, (e quindi si tratta di pochissimi anni
fa) il live di IF IT'S OVER al Saturday Night Live
del 1991 e da quel giorno penso di poter dire che,
insieme alla performance dei Grammy Awards, (che ho
scoperto ancora più recentemente) questa sia
diventata senza ombra di dubbio la mia esibizione
preferita tra tutte quelle (e attenzione, sono tantissime!!!)
che Mariah ha collezionato in sedici mitici anni di
carriera.
Non c'è niente da fare
è a dir
poco sconvolgente vedere la facilità con cui
un pezzo di questa portata viene magistralmente interpretato
da questo "portento vocale" che è
Mariah Carey, che, per l'occasione più "informale"
(almeno rispetto ai Grammy Awards), indossa dei fuseaux
neri con sopra un giubbottino corto di pelle stretto
in vita, abbigliamento che, insieme alla cascata di
riccioli castani che scendono da un lato della fronte
in un ciuffo estremamente accattivante e sensuale,
la rende più grintosa che mai, look adattissimo
al tipo di performance che andrà a fare. All'inizio
ci si può crogiolare in una serie di note basse,
profonde, che vorremmo essere abituati a sentirle
fare ancora più spesso: la voce è irresistibilmente
calda e morbida e dà l'idea che Mimi abbia
sempre cantato questo genere di canzone e che la sua
voce sia nata solo per interpretare pezzi soul; poi
va su, nel bridge, e lì sembra voler dirigere
la sua voce con le mani, le quali sottolineano magistralmente,
come se fossero quelle abili di un direttore d'orchestra,
i vari passaggi del crescendo. E che crescendo. Sembra
che la canzone voglia decollare, ma per lei è
ancora troppo presto per strabiliare il suo pubblico,
perché stavolta ha deciso di cantare IF IT'S
OVER per intero. Ricomincia dunque con la strofa,
e ci accorgiamo subito che l'arrangiamento musicale
è stato re-inventato appositamente per questa
seconda parte dell'esibizione, ed è a dir poco
splendido; la nostra eroina "duetta" infatti
con uno strepitoso sax che tra un verso della canzone
e l'altro si lancia superbamente in irresistibili
armonie soul - blues
e quando attacca il sax
per la prima volta, lei sorride, piegando la testa
di lato, quasi come per dire: "questa non ve
l'aspettavate, vero? Sentite qua
". E infatti
ha pienamente ragione di pensarlo, perché l'idea
del sax è semplicemente perfetta e si sposa
deliziosamente con il suo timbro vocale, tanto che
si rimpiange il fatto che la versione studio non sia
stata registrata così. Ma voi aspettate la
parte finale
giusto? E anch'io l'aspettavo quando
ho visto quell'esibizione per la prima volta; ero
convinta che prima o poi avrei sentito qualcosa di
imperfetto: che ne so
qualche nota calante, la
minima stonatura, un passaggio sbagliato
ma,
mano a mano che la canzone volgeva al termine, lei
era sempre perfetta, sempre in voce, potentissima
nella sua vocalità, graffiante nei punti giusti,
arrabbiata quando il testo lo richiedeva, languida
e morbida quando invece doveva essere così
Non mi pareva vero. Così come non mi è
parso vero il finale, tutta quella sequenza di note
prima in crescendo, che vanno a toccare un picco vocale
altissimo, poi invece verso il basso, fino a chiudere
il pezzo nel modo più magicamente blues che
abbia mai sentito. Una curiosità: anche i suoi
coristi, che le stanno di fianco, sogghignano, sghignazzano
e probabilmente pensano: "come stavolta non l'ha
mai cantata". E anche loro hanno ragione. Sarà
stato quel particolare arrangiamento che ha "sconvolto"
(in modo chiaramente positivo), nonchè "rinfrescato"
e indubbiamente impreziosito la canzone
sarà
stato il fatto che in questa occasione Mariah ha deciso
di cantare il pezzo per intero
fatto sta che
non credo affatto di esagerare dicendo che come questo
live ce ne sono stati davvero pochissimi nella sua
carriera. Incredibilmente perfetto. E il risultato
è davvero da 10 e lode.
COMMENTA
Due
"Vision of love", due emozioni
(venerdi 05 gennaio 2007)
Salve a tutti, fans di Mariah!
Sono Alissa, e il mio compito, certo piacevolissimo,
sarà quello di parlarvi, periodicamente, di
alcune delle più strepitose performances della
nostra beniamina. Così, chi ancora non conoscesse
le strabilianti doti vocali ed interpretative di Mariah,
potrebbe avere la possibilità di scoprire quel
fantastico mondo fatto di voce piena, whispering e
whistle register che è Mariah Carey. Tranquilli
approfondiremo
i vari tecnicismi mano a mano che scopriremo le capacità
vocali di Mimi e alcuni suoi splendidi lives.
Per questo nostro primo "incontro", vorrei
attenermi ad alcune esibizioni live della canzone
capostipite di Mariah, il suo "first single ever",
come spesso lei stessa sottolinea prima di cantarla
ai suoi concerti; sto ovviamente parlando di VISION
OF LOVE, che, come più volte Mimi ha ammesso,
rimane il singolo che più le piace interpretare
dal vivo. Questo pezzo, scritto da Mariah stessa quando
ancora era sui banchi di scuola, (e pensare che io
giocavo a filetto con la mia compagna di banco
)
è uscito come primo singolo dell'album MARIAH
CAREY, esattamente nel 1990 e, manco a dirlo, è
stato da subito un vero tripudio, piazzandosi dritto
alla numero 1 della Billboard americana.
Questa song è un mix di sensualità,
grinta e un immenso talento vocale ed interpretativo;
Mariah sfodera note basse all'inizio del pezzo, per
poi andare su con una facilità disarmante,
in voce piena e potente. Vorrei concentrarmi su un
paio di performances di questo bellissimo pezzo, che
è stato cantato dal vivo almeno qualche centinaio
di volte
Se non l'avete mai sentito, vi consiglio di gustarvi
il live di VISION OF LOVE al Madison Square Garden
non
che il resto del concerto sia da meno
anzi! Ma
per il momento, ci dobbiamo occupare di questo pezzo
(tanto ho la netta sensazione che ritorneremo a parlare
del Madison
;-)).
Dunque, innanzitutto vedete Mariah che canta e mentre
lo fa, avvolta in quel suo elegante vestito blu
sorride.
E' la cosa più bella di quel live. Voglio dire,
sta cantando una canzone difficile, anche se per lei
sicuramente non tra le più complicate, ma si
vede che per lei quel pezzo è una passeggiata,
le calza a pennello; sta sorridendo al pubblico, sorride
ai coristi
Ti fa sembrare quella canzone talmente
facile da cantare, che ti viene di andarle dietro,
di provare a raggiungere le sue note
ma ben presto
scopri che mentre lei sorride, tu sei viola per lo
sforzo immane profuso
Beh, è meglio lasciar
cantare lei, THE VOICE. La padronanza del palco, nonostante
siano solo pochi anni che è famosa, è
a dir poco sorprendente; le sue doti interpretative
pure, perché è davvero eccezionale notare
le sfumature della sua voce, quella voce che va su
e giù, giù e su, che prima suona in
tutta la sua pienezza e poi torna ad essere velata,
dolce e "vulnerabile" (il famoso whispering
fantastico
);
ci piace guardarla, mentre si fa tutto il palco avanti
e indietro, col suo ditino in movimento che ogni tanto
compare quasi a voler aiutare la voce a compiere tutte
quelle note in così poco tempo, tra le urla
dei fans in delirio.
Ecco che la canzone comincia a prendere corpo, arriva
il finale, che tutti si aspettano scoppiettante: Mariah
non delude, e fa pure gli straordinari, raggiungendo
nelle ultime volate note ancora più alte di
quelle che ci saremmo aspettati, mentre poi arriva
la parte clou, quella in cui Mariah si inventa sempre
qualcosa di diverso, dove stavolta improvvisa una
splendida scala verso il basso in whispering, per
poi trionfare in un gran finale coi fiocchi. Uno vero
spettacolo per le orecchie. Non aggiungerei altro
vi
vedo già con l'acquolina in bocca
Adesso passiamo ad una performance di VISION OF LOVE
decisamente più recente: mi riferisco a quella
al Bet Blueprint, nel 2005. Per chi ancora non avesse
avuto il piacere di vederla, beh
non sapete cosa
vi perdete
Innanzitutto si ha di fronte una
Mimi "emancipata", che sta rinascendo sotto
il successo, (che sarà consacrato di lì
a poco), di THE EMANCIPATION OF MIMI, il suo ultimo
lavoro. E' una Mariah più "robusta"
fisicamente, ma in questa occasione molto elegante
e comunque sempre piena di fascino: capelli liscissimi
e biondissimi, nonché un audace abito nero
fanno da cornice ad una voce che ha ancora tantissimo
da dire nel mondo della discografia internazionale.
Mariah quella sera canta divinamente la sua primissima
canzone, e lo fa, a parer mio, come se fosse la prima
volta. Ecco perché ho scelto di "raccontare"proprio
questa performance di VISION OF LOVE, tra le tantissime.
In questo live, Mimi riesce ad imprimere nel pezzo
qualcosa di nuovo, e questo è un fatto addirittura
incredibile, se pensiamo che la sta cantando ininterrottamente
da 15 anni. La voce è cambiata; leggermente
più roca, alcuni dicono "più matura",
altri azzardano che si sia irrimediabilmente "sporcata",
ma resta il fatto che si tratta comunque di una voce
diversa, sicuramente non più limpida come una
volta. Ma di emozioni ne dà ancora, tante:
inizia la performance con un whistle a dir poco perfetto
e del tutto inaspettato (il whistle è il cosiddetto
"fischio", e costituisce un vero e proprio
registro vocale, il "whistle register");
e poi, così come ai vecchi tempi, sorride e
si diverte
è sicuramente diverso l'impatto
per l'ascoltatore, che si trova di fronte una Mariah
molto più grintosa di quella del Madison Square
Garden, molto più consapevole delle proprie
capacità interpretative, dettate da anni di
intensa esperienza. Ma la vera chicca la si può
gustare quasi alla fine dell'esibizione, quando Mariah
decide di stupirci definitivamente, sfoderando alcune
delle sue note più basse in assoluto
è
l'apoteosi della performance, ancora prima di sentirla
gorgheggiare in quel "beeee" finale tanto
atteso, che stavolta non costituisce neppure la fine
effettiva del pezzo, perché, quando meno te
l'aspetti, si sa, Mimi ti tira fuori un whistle che
ti lascia lì, quantomeno sbigottito; ed è
esattamente quello che fa a conclusione della canzone
ed
arrivano i brividi. Dite la verità
avrò
pure chiacchierato tanto, ma un minimo di curiosità
ve l'ho messa, no? Se è così, buona
visione e buon ascolto, allora.
Alla prossima, lambs
Bye!
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